PERCHE'

- La nostra pagina bianca da scrivere -

Per anni ci siamo chiesti dove avremmo trovato il nostro terroir, ossessionati dalla ricerca di una geologia tutta nostra. Gli anni passavano, bottiglia dopo bottiglia, campo dopo campo, alla fine è arrivato, come un maestro che appare quando l’allievo è pronto. Era sempre stato lì, a pochi chilometri da noi a guardarci dall’alto, avvolto nel mistero, orfano di un custode, di un interprete in cerca di qualcuno che trovasse il coraggio di crederci. Altitudine, neve, escursioni termiche, terreni geologicamente antichi, ricchi di calcari e quarzi che salendo si trasformano in scisti e sabbie vulcaniche. Qui abbiamo deciso di affondare le radici e intraprendere la nostra spedizione, con l’obbiettivo di ascoltare questi luoghi e tradurli in vino per primi, come esploratori di una nuova terra appena scoperta. Liberi da regole e disciplinari, curiosi di capire, ispirati da maestri artigiani che per anni hanno monopolizzato le nostre bevute. Finalmente il nostro sogno si è realizzato, proprio qui sull’antico vulcano, il Monte Amiata.

CHI SIAMO

- Due amici a tavola -

Siamo due amici, divenuti tali proprio grazie alla magia del mondo del vino, veicolo di umanità e socialità. Diversi ma complementari, uniti nel gusto e nel pensiero dietro ad un bicchiere di vino. Siamo professionalmente figli della Montalcino odierna ma contaminati da vini e vigne lontane, non abbiamo resistito all’idea di lanciarci in un progetto tutto nostro, che rappresentasse il nostro modo di vivere e bere. Bakkanali come i banchetti durante i quali i romani celebravano l’estasi della vita, fra vino, cibo e corpi; così ci siamo conosciuti: a tavola! Inebriati da vini ogni volta diversi alla ricerca di quelle emozioni che ci fanno sentire vivi. Così sara’ Bakkanali: una celebrazione del nostro entusiasmo, delle persone che amiamo e del mondo del vino che tanto ci rende felici.

DOVE

- Il gigante addormentato -

Per capire dove fermarci, siamo partiti dalle bottiglie, dai vini che ci hanno suscitato le emozioni più forti, dai consigli di Marino Colleoni e molti altri che come lui hanno un rapporto viscerale con la terra. Abbiamo seguito il filo per trovare il capo della matassa e siamo arrivati sulla montagna. L’ Amiata un vulcano pleistocenico che sfiora i 1750 metri, silente ormai da 180.000 anni, per lo più inviolato a livello vitivinicolo. Non è stato semplice, volevamo la neve, il freddo e le escursioni termiche; l’altitudine era indispensabile ma non sufficiente per ottenere vini di personalità e texture. Allora siamo andati alla ricerca di matrici calcaree e stratificazioni geologiche fratturate, dove la vite dionisiaca potesse fondere mondo organico e inorganico.

A 600 metri sul livello del mare, esposti ad ovest, in una piccola località di Seggiano chiamata Poggioferro, abbiamo trovato il nostro campo base con 3,6 Ha di Sangiovese e 0,9 Ha di Cabernet, suddivisi in 3 parcelle sulla base della geologia del suolo. Ricordiamo nitidamente quali furono le prime parole che ci siamo detti il giorno che inciampammo in questa vigna: “Non ci credo sembra di essere nel Clos de Bèze”. Avevamo davanti un tappeto di rocce carbonatiche e calcari, appoggiate su una marna color caffè latte che s’intravedeva fra lo scheletro superficiale del terreno. Non avemmo dubbi, se mai avessimo prodotto dei rossi quello sarebbe stato il nostro luogo.

Ma non ci potevamo fermare, perché l’istinto c’imponeva di metterci alla prova anche su un vino bianco, come uno di quelli come piacciono a noi. Ci siamo mossi verso la vetta dell’Amiata, fino ad arrivare a ridosso dei faggi a 850 metri d’altitudine, sugli ultimi seminativi ormai incolti da decenni e qui abbiamo capito che le tracce del vulcano erano ancora più vive. Il salto a livello di geologia era enorme, un raro Plateau ventilato e dolcemente inclinato segnava il confine fra un’agricoltura in abbandono da anni e le foreste di montagna che ancora raggiungono la vetta. Terreni sciolti molto drenati, color grigio, nero e blu, ricchi di sabbia e silicati vulcanici mescolati con tischio, uno scisto simile ad un piccolo frammento di galestro tipico della zona. Terreni vergini con tenori di sostanza organica inimmaginabili per le colline sottostanti, pH che nei millenni si sono neutralizzati, carbonati che scompaiono lasciando spazio ad una ricchezza minerale varia, che va dal Magnesio, al Manganese, al Ferro, allo Zinco e così via. Qui abbiamo deciso di impiantare i nostri vigneti per produrre il bianco dei nostri sogni.

COME

- Il viaggio -

Ci sentiamo come pionieri giunti su una nuova terra, da un lato la voglia di fare è molta, ma dall’altro le nostre esperienze professionali, così come i numerosi calici che sono passati sulle nostre tavole, ci insegnano che ci vuole il coraggio di non intervenire e di concedere libertà alla natura. Crediamo che il punto d’inizio sia accettare il nostro ruolo di custodi invece che comandanti, vedere la natura come la nostra più grande risorsa per produrre un vino vero e di terroir, un vino dove la natura, ovvero la vita, non sia stata intralciata o dominata. Dove sia in vigna che in cantina l’uomo si è concesso qualche rischio in più e si è messo un po' a lato, cosciente che la posta in gioco è l’assoluta bellezza delle cose scolpite dalla natura, imparagonabile al miglior artificio che la mano umana possa concepire. In vigna coltiviamo secondo i principi dell’agricoltura biodinamica, per noi è importante restituire una fotografia nitida del luogo e della sua stagione, in cantina preferiamo gestazioni lunghe che accolgano il microcosmo del luogo. Ci avvaliamo di contenitori di vario tipo per lo più neutri e porosi. Non disdegniamo raspi e fermentazioni a grappolo intero, sarà il vino stesso a indicarci la giusta via, noi possiamo solo essere artigiani sensibili e fiduciosi. Di sicuro ci divertiremo!

BAKKANALI SOCIETA' AGRICOLA S.R.L.

LOCALITA' POGGIOFERRO - 58038 SEGGIANO (GR)